1946 - I Domenica d’Avvento 
Grandezza della misericordia di Dio

 

Prima domenica di avvento, inizio di un nuovo anno, dell’anno liturgico. La nostra madre Chiesa ci esorta di risvegliarci dal sonno, dal sonno del peccato, perché la salvezza ci è vicina più che mai. Adesso è il tempo, in cui il Signore ci usa misericordia. Verrà poi la notte, quando tu non potrai fare più nulla per l’anima tua. Adesso approfitta di quel poco di tempo che ti resta. Oggi il buon Dio è misericordioso con te.

Qual felicità per noi il sapere che la misericordia di Dio è infinita! Qual forte desiderio non dobbiamo sentire in cuor nostro di implorare misericordia a Dio, che ci perdonerà così volentieri i nostri falli! Se ci condanneranno non avremo scuse, quando Gesù Cristo stesso ci mostrerà che la sua misericordia fu sempre grande abbastanza per perdonarci per quanto fossimo colpevoli. E per darvene un’idea oggi vi mostrerò la grandezza della misericordia di Dio verso i peccatori.

Tutto è consolante, tutto è incoraggiante nella condotta di Dio verso di noi. Quantunque colpevoli, la sua pazienza ci attende, il suo amore ci invita ad uscir dal peccato per ritornare a lui, la sua misericordia ci riceve fra le sue braccia. Colla pazienza dice il profeta Isaia: Dio ci attende per usarci misericordia, fa nascere violenti i rimorsi della coscienza, ci perseguita colla sua grazia.

“O Dio della misericordia (esclama Sant’Agostino, quand’era peccatore), m’allontanavo da voi sempre più. I miei passi e le mie azioni tutte erano altrettante nuove cadute nel male, le passioni s’infuriavano ognor più vivamente; eppure avevate pazienza, e m’aspettavate. O pazienza del mio Dio! Sono tanti anni che vi offendo, e non mi avete ancora punito. Donde può venire questa lunga attesa? Davvero, o Signore, è perché volete ch’io mi converta e ritorni a voi colla penitenza!”

Non è il peccatore che ritorna a Dio per domandargli perdono, ma è Dio stesso che corre dietro al peccatore, e lo fa ritornare a se. Ne volete un bell’esempio? Gesù il buon pastore ci racconta una parabola, che dipinge, come meglio non si potrebbe, la grandezza del suo amore per i peccatori. “Un buon pastore che aveva 100 pecore, avendone perduta una, lascia tutte le altre e va a cercarla per monti e valli quella che s’è smarrita; e avendola trovata, se la mette sulle spalle per evitarle la fatica della strada; riportala all’ovile, invita i suoi amici a rallegrarsi con lui d’aver trovata la pecora che credeva perduta.” Così, disse loro, il cielo tutto gioisce pel ritorno d’un peccatore che si converte e fa penitenza. Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori. I sani non hanno bisogno del medico, bensì gli ammalati. Il Signore Gesù applica a se stesso questa viva immagine della grandezza della sua misericordia verso i peccatori.

O carità di Dio, quanto sei grande pei peccatori!

Giacché il Signore mostra tanto il desiderio di perdonarci, se restiamo nel peccato è tutta colpa nostra. Egli aspetta nella sua misericordia ed onnipotenza, i peccatori a penitenza e ve li invita coi suoi movimenti interiori della sua grazia e la voce dei suoi ministri.

Vedete come il buon Dio di misericordia si comporta verso Ninive questa città grande peccatrice. Prima di punirne gli abitanti comanda al suo profeta Giona d’andare ed ammonire loro che fra 40 giorni li avrebbe puniti. Giona invece d’andare a Ninive fugge in altro luogo. Vuol attraversare il mare. Ma inghiottito da un grande pesce, tre giorni miracolosamente conservato, al terzo giorno è rigettato sul lido. Allora il Signore rinnova il suo comandamento: “Va ad annunciare alla grande città di Ninive, che fra 40 giorni sarà distrutta.” Il profeta andatovi annuncia a Ninive, che fra 40 giorni sarebbe distrutta. A questa notizia tutti si danno alla penitenza, dal contadino fino al re. Chi sa, dice il re, che il Signore non abbia ancora pietà di noi? Giona, vedendo passato il tempo del castigo si ritirò fuori dalla città, per aspettare che il fuoco del cielo cadesse su di essa. Vedendo che non accadeva esclama: “Ah Signore, io so bene che siete troppo buono, non cercate di perdonare!” Gli disse il Signore: “Ecché Giona! Vorresti ch’io facessi perire tante persone che si umiliarono davanti a me e mi chiesero perdono? O no, Giona, li amerò e li conserverò!”

Ecco precisamente, quanto fa Gesù Cristo a nostro riguardo. Al più piccolo pentimento ci perdona e ci rende la sua amicizia. Cerca i peccatori e li chiama, perché vuole che si cambino.

Un esempio: Gesù si avvicina alla città di Gerico. Vede sull’albero Zaccheo, il quale è in voce di pubblico peccatore. Lo chiama dicendo: “Zaccheo, discendi, perché oggi voglio venire in casa tua e vengo per concederti la mia grazia.” È come se egli dicesse: Zaccheo, lascia questo orgoglio e questo attaccamento al mondo. Per ben farlo comprendere a quanti erano con lui aggiunge: “Questa casa oggi riceve la salute.” O mio Dio, quanto è grande la vostra misericordia pei peccatori.

Ora che vediamo quanto Gesù Cristo ha fatto per salvarci, come potremmo disperare della sua misericordia, giacché il suo più grande piacere è di perdonarci?