Comitato "Amici di don Enrico"

Str. San Senese, 20
I - 39030 LA VALLE (BZ)

E-mail: info@donenrico.org 
Web: www.donenrico.org
Informazioni:  371 123 2254


Appartamento di Siur Heinrich
Orario di presenza:

mercoledì dalle ore 16 alle ore 18
sabato dalle ore 14 alle ore 18
domenica dalle ore 14 alle ore 18

Rosario - terzo mercoledì del mese 19,30h

 


Nuove testimonianze di grazia ricevuta
per l'intercessione di don Enrico

 

Mi chiamo Maria Naide Andrade, sono nata in Brasile e vivo dal 2011 a Ponte Gardena, in Provincia di Bolzano insieme a mia figlia Daniely.

Vorrei dare una testimonianza di guarigione che ho vissuto personalmente, che è avvenuta alla fine del 2017, dopo aver conosciuto la figura del parroco morto in santità, Don Enrico Videsott.

Nonostante qualche intervento ospedaliero, fine 2016 inizio 2017, il mio corpo continuava a gonfiarsi costantemente fino al punto in cui non riuscivo più a mettermi i vestiti. Spesso dovevano mettermi dei cateteri all’ ospedale, ma non servivano a niente, più li portavo, più i gonfiori e le sofferenze aumentavano. Tutto mi andava stretto, non trovavo nemmeno dei vestiti nuovi che mi andassero bene. Specialmente il seno, le gambe e la pancia si gonfiavano costantemente e con il passare del tempo facevo una fatica immensa a camminare e avevo persino difficoltà a respirare. Avevo dolori dappertutto. Stavo veramente male fino ad arrivare al punto di non voler neppure più uscire di casa: Avevo smesso di andare alla Santa Messa e anche al gruppo di preghiera. Avrei dovuto farmi un’iniezione giornaliera contro la trombosi ma non ci riuscivo da sola così mi feci aiutare da una signora di Bressanone.

Nel frattempo restavo chiusa in casa, ma confidavo in Dio, nei Santi e negli Angeli. Però ogni tanto dubitavo anche io della preghiera e dell’aiuto di Dio, dicevo: “più mi metto a pregare e meno mi aiuta!”

Avevo però compreso che non era così e che continuando a pensare in questa maniera arrecavo del male a Dio. Continuavo a ripetermi che non potevo pensare così, che dovevo confessarmi e chiedere perdono per i miei pensieri. Qualche giorno dopo essermi confessata, una signora che faceva parte tempo fa del mio gruppo di preghiera, mi inviò tramite Whatsapp una foto del manifesto della messa in ricordo del Servo di Dio Don Enrico Videsott, prevista per il 17 settembre. Vedendo questa foto ho subito sentito nel mio cuore il grande desiderio di parteciparvi.

“Ma come faccio?” pensavo, “devo farmi fare ogni giorno l’iniezione contro la trombosi”. L’altro problema era che non avevo più vestiti da mettermi, mi erano tutti troppo stretti e piccoli. Però sentivo il desiderio di dover andarci. Una settimana prima della messa, avendo fatto dei calcoli, avevo capito che le iniezioni le terminavo proprio sabato 16 settembre, cioè il giorno prima della messa.

Anche per quanto riguardava l’abbigliamento, una signora mi aveva aiutata a trovare dei vestiti e dei pantaloni elastici che mi andavano bene. Così ho subito telefonato alla signora che aveva organizzato il pullman che portava i pellegrini a La Valle, per chiedergli se c’erano ancora dei posti liberi per me e mia figlia. Mi dissero che c’erano proprio ancora due posti liberi in pullman.

Salite in pullman, la signora Paola incominció a raccontarci di Don Enrico e poi pregò. Io però, per tutto il viaggio ho solo pianto.

Arrivate a La Valle, in chiesa non c'erano più posti a sedere, ma ero contenta lo stesso di essere presente e provavo una grande gioia dentro di me. Dopo la messa mi sono recata assieme a mia figlia sulla tomba di Don Enrico Videsott, dove ho pregato.

Il lunedì successivo sentivo il grande desiderio di ritornare a La Valle e così sono ritornata due giorni dopo, di mercoledì. Abbiamo di nuovo pregato sulla tomba di Don Enrico e poi siamo andate per la prima volta nel suo appartamento a pregare.

Uscite dall’ appartamento, per avviarci verso il bus di linea, siamo passate sotto il cimitero e in quel momento provavo una grande tristezza, un vuoto dentro di me. Questa è stata una cosa molto particolare, perché assumendo diverse medicine, non provavo da più o meno quattro anni le emozioni di tristezza e di paure. Il corpo sembrava essersi "addormentato". Ma da quel momento in poi le provavo di nuovo, il corpo si era " svegliato".  Ero rattristita perché dovevo andare via da La Valle. Sul tratto che mi sono fatta in treno da Brunico a Ponte Gardena, non riuscivo a pensare a nient’altro, che al fatto di volere di nuovo ritornarci la settimana successiva.

Proprio in quell’istante ho visto davanti a me Don Enrico Videsott, che mi ha detto di tornare venerdì! Era come se avessi sentito la sua voce.

Arrivate a casa, mi dicevo: “ok, ci ritorno venerdì, ma che cosa vado a fare?”

Il giovedì, il giorno successivo, mi faceva male tutto così sono andata a Bressanone dal ginecologo per chiedere un appuntamento per una visita. Lui mi fissò un appuntamento per il lunedì.

Ero molto stanca, distrutta, tutto il corpo mi faceva male, dovevo vomitare ed ero tutto gonfia. Però ho pensato: “Se tu Don Enrico lo vuoi, allora vengo!”

Venerdì ci siamo recate per la terza volta in sei giorni a La Valle. Avevo però un grande desiderio di salire, insieme a mia figlia, da Pederoa fino al centro del paese a piedi e pregare la Via Crucis. Ero stanchissima, camminavo male e avevo tanti dolori e pensavo di non farcela. Vedendo però da lontano il campanile di La Valle, mi è venuta una spinta e così ho continuatoil mio cammino in preghiera. Arrivate in paese ci siamo recate subito sulla tomba di Don Enrico a pregare. Dopodiché ci siamo sedute su una panchina per mangiare qualche cosa. In quel momento la pancia mi fece un male indescrivibile. Il dolore partiva dalla zona dell'utero e si estendeva dappertutto, soprattutto verso il basso ventre. Dolori che non riesco a descrivere, volevo gridare. Perciò sono andata in un bagno pubblico, perché avevo paura di perdere del sangue, ma quello non successe. Poi riuscii a fare lentamente qualche passo e ritornai sulla tomba di Don Enrico. Mezz'ora dopo, il dolore pian piano si alleviò. Dopo siamo ritornate a casa, a Ponte Gardena e il lunedì seguente, mi recai nuovamente all’ ospedale di Bressanone, dal ginecologo. Da quella visita emerse che avevo una ciste di 3,5 cm sull'utero. Sono rimasta senza parole, ma non mi sono spaventata perché ho pensato che l'unica cosa che potevo fare era pregare. Mi hanno quindi dato un altro appuntamento per il cinque dicembre, dove erano previsti altri controlli, fra cui gli ultrasuoni. Arrivato il cinque dicembre, mi sono recata all’ospedale e come previsto, mi hanno fatto gli ultrasuoni. In quel momento la dottoressa mi chiese: “Ma dove è questa ciste? Non la vedo più.” Guardava e riguardava ripetutamente la zona, ma non vedeva niente. Tutto l'utero era pulito. Diceva: "Devo dire che in tutte le visite fatte fino adesso, non ho mai visto un utero così pulito, bianco e senza una macchia."

Ci tengo anche a precisare che negli ultimi mesi sono di nuovo dimagrita e mi sono anche sgonfiata. Adesso posso mangiare di tutto, non devo più vomitare e i vestiti mi vanno di nuovo bene. Con cuore sincero, ringrazio il Signore che mi ha dato tramite Don Enrico Videsott questo aiuto. Il Signore mi ha regalato un sacerdote che mi segue e mi aiuta. Don Enrico è la mia migliore guida spirituale, lui è sempre con me. Confido nella sua intercessione e affido tutto nelle sue mani.

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Ho visitato, alcune volte, don Enrico Videsott negli anni ’90 fino al novembre 1999, quando l’ho visto per l’ultima volta in ospedale a Brunico. Confermo che don Enrico Videsott aveva doni di conoscenza, lo spirito santo lo illuminava, infatti ha predetto dei fatti che nella mia vita si sono avverati.

Un giorno io e mia mamma avevamo appuntamento nel pomeriggio con don Enrico Videsott a La Valle. A mezzogiorno ci telefonò don Enrico dicendo di non andare da lui quel giorno. Noi dicemmo che saremmo partiti lo stesso per non perdere l’appuntamento. Quando arrivammo in Val Badia ad un tratto fermai la macchina davanti ad un sasso, lo spostai, ripartimmo e dietro di noi, subito dopo, cadde una frana importante sulla strada. Arrivammo sani e salvi all’appuntamento con don Enrico, ma la perpetua ci disse che da mezzogiorno don Enrico si era ritirato a pregare senza neppure pranzare. Al ritorno dovemmo fare un’altra strada più lunga. Siamo sempre riconoscenti a don Enrico che per merito della sua intercessione e delle sue preghiere ci ha salvato.  In fede   Giovanni  Trento, 27 gennaio 2018

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Carissimi amici di don Enrico Videsott,

scrivo alla vigilia di Ognissanti la mia testimonianza su una grazia ricevuta dal nostro santo parroco.

Nel dicembre 2016 mio zio settantaduenne viene ricoverato in ospedale per una sospetta polmonite. Fatica a respirare, ma è ancora cosciente al suo ingresso. Poco dopo entra in coma. Il lunedì pomeriggio successivo al ricovero mi telefona mia sorella in lacrime annunciandomi che lo zio è gravissimo, sta per morire e probabilmente non supererà la settimana. I medici infatti lo danno per spacciato in quanto per il 70 % delle attività funzionali del corpo è aiutato dalle macchine.

Il mercoledì mattina sono all’ospedale. Le infermiere non mi vogliono fare entrare in reparto per la gravità della situazione, una di esse, particolarmente scocciata, urla per il corridoio che il paziente è in coma e non può sentire nulla. Insisto e d ottengo di stare qualche minuto al suo capezzale; lo zio si trova in terapia intensiva in stato comatoso, è intubato e ha gli occhi chiusi. Nella tasca dei miei pantaloni conservo una immaginetta di don Enrico che ho portato con l’intenzione di lasciala sotto il cuscino, ma, vista la situazione, non mi viene concesso il permesso. Io stessa devo indossare cuffia, camice e sovra scarpe sterili per non contaminare la stanza.

Appena vedo lo zio mi assale un grandissimo senso di afflizione. Intubato, magro, irriconoscibile. Decido di parlargli e gli chiedo come sta. Naturalmente non mi risponde. Continuo a stringere tra le dita l’immaginetta e prego mentalmente don Enrico di benedire mio zio e di salvargli la vita. Sono passati pochi istanti e devo già uscire, naturalmente in lacrime.

Piango per tutto il viaggio di ritorno e continuo a invocare il santo parroco.

A casa con la famiglia iniziamo una novena serale per chiedere la guarigione.

Tempo tre giorni, mi richiama mia sorella. Un po’ perplessa, afferma che dal giorno della mia visita lo zio è andato migliorando. Entro una decina di giorni è dichiarato fuori pericolo. Progressivamente viene spostato in reparto dove rimarrà ancora a lungo per recuperare le capacità di sorreggersi, mangiare da solo, ecc. I medici lo chiamano scherzosamente “il miracolato”.

Un giorno lo va a trovare mia madre alla quale lo zio con stupore rivela di non ricordare assolutamente niente né del ricovero né della sua permanenza in terapia intensiva se non la mia voce che gli chiede: “Zio, come stai?”. Si chiede se sia stato un sogno. Mia madre gli rivela invece la mia visita. A queste parole lo zio scoppia in lacrime.

Oggi, dopo circa un anno, lo zio ha ripreso le sue quotidiane attività, sta bene, guida e svolge i suoi consueti lavori.

Io ringrazio don Enrico. E’ evidente che la guarigione è avvenuta attraverso la sua intercessione e benedizione.

Ringrazio Radio Maria che me lo ha fatto conoscere e continuo a chiedere la sua intercessione per la salvezza della mia e di tutte le famiglie.